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Franco Ruinetti Valerio Grimaldi Franchino Falsetti1 - 2
Cesare Bianchi  Giuliano Serra Walter Grasso
Massimo La Grasta Orio Zaneri Daniela Bellotti


IL TERRITORIO E LE SUE TRADIZIONI POPOLARI
Castel Guelfo (BO) 11 Maggio 2008

Questa artista è da tempo impegnata a sperimentare stili e generi compositivi, non solo di natura estetico-rappresentativi, ma di natura culturale ed espressivi. La sua ricerca è rivolta a dare un significato tangibile alla sua visione della realtà e alle sue diverse combinazioni. La sua arte è divenuta un medium per rintracciare problematiche coincidenze che ci portano a considerare i sogni ed i miti come nuova illuminazione, un'altra luce per vedere il mondo, un altro mondo.
"Esiste un altro mondo" ci dice il sogno "ed è contiguo al nostro".
Nei quadri che sono presenti in questa mostra dedicata al "territorio", come identità culturale del proprio essere, Patrizia Berardo, ci comunica antichi mestieri e leggende trasfigurate da forme surreali e mitiche che rispecchiano le nostre intime motivazioni psicologiche. C'è la sensazione di vivere in trasparenza le abitudini, le tradizioni della vita quotidiana, scoprendone la "causa segreta", legata al sistema visionario e simbolico della vita stessa. L'artista si fa poeta per spiegare le funzioni più profonde dell'immaginazione.
"L'uomo non deve dissolversi nella contraddittoria molteplicità delle possibilità e delle tendenze che gli prescrive l'inconscio, ma trasformarsi in un'unità che le comprenda tutte."(C.G.Jung)

-- Franchino Falsetti -Critico d'Arte


LUCI E OMBRE DEL PASSATO


I quadri di Patrizia Berardo, cui è dedicata l'esposizione “Vita silente” in corso fino al 31 luglio nelle sale e nelle vetri-ne della CARISBO di Piazza Maggiore, sono sorprendenti nella rievocazione d'un linguaggio stilistico. In essi c'è la patina della pittura del passato, resa misteriosa da allusioni a significati caratteristici di una simbologia in parte dimenticata. Chiara è la predilezione della pittrice per le nature morte con composizione di frutti e ortaggi, vasellame e vetri, ma anche per gli scorci di paesaggio, campagne e marine, talvolta notturni. Secondo le categorie della storia dell'arte potremmo considerarla classica pittura di genere. L'iconografia è infatti la stessa che fu conquistata come campo espressivo dai grandi arti-sti del Seicento, banco di prova per generazioni intere di pittori, soggetti così cruciali, studiati e detestati tanto da essere stati investiti a più riprese da movimenti epocali e artisticamente rivoluzionari, con valenze diverse da Caravaggio a Cézanne, a Morandi…soggetti forse ancora oggi rinnovabili. Ma nei lavori della Berardo non è in gioco l'aspetto di “rinnovabilità”, quanto un'aperta dichiarazione in favore di una“persistenza”, il ritorno alla precisione di un racconto aulico che vede muti protagonisti elementi quotidiani, in un tempo reso eterno da una rievocazione “barocca” e teatrale. Ciò avviene attraverso l'assunzione di uno stile pseudo seicentesco ottenuto con l'allusione ad una spazialità azzerata negli sfondi, spesso neri, su cui si stagliano gli oggetti, accesi da sfolgoranti inserimenti coloristici, i rossi dei drappi, i gialli

sferici dei pomi, la ritmica definizione degli acini verdi dell'uva, la candida nota di una ceramica o di una brocca. Nonostante la finzione stilistica, non si tratta di repliche, piuttosto di un tentativo di ritrovare, grazie ad un'esecuzione di quasi fiamminga precisione, qualcosa che in gran parte s'è perduto della concezione del quadro, così come lo pensavano e lo eseguivano i maestri di un tempo.  Pur consapevole della crisi della raffigurazione del mondo oggettuale, come è evidente nei suoi paesaggi assai più liberi nel segno, nelle composizioni come “Tovaglia rossa” e “Natura in posa” Patrizia Berardo sembra catturata in un sortilegio che la induce a mettersi alla prova e a tracciare il suo anacronistico trionfo della pittura contro il tempo. Trovo conferma di questa possibilità di interpretazione nelle parole dell'autrice; “incontrare un quadro è come incontrare una persona, - dice Patrizia Berardo- talvolta tutto si svolge in superficie, ma a volte si può andare più in profondità, trovare spiragli per conoscere ciò che non appare immediatamente al primo sguardo”. Dunque l'aspetto esteriore è veicolo di un discorso metaforico, l'ipotesi è quella di  travalicare la descrizio-ne con il richiamo alle “vanitas”, i messaggi nascosti nelle simbologie.“Sono una mancata archeologa -rivela ancora- ma continuo ad interessarmi alle letture parallele, esoteriche, di momen-ti particolari dell'arte e di vicende storiche. Le opere che prediligo sono quelle che nascondono indizi, grandi artisti el passato come Leonardo, Guercino o Poussin celavano messaggi nelle immagini; questa è una cosa che mi affascina molto. Per questo la natura morta per me non è un'arte minore, io considero i miei quadri come dei fermo immagine nel passaggio di una trasposizione alchemica, nell'utopico tentativo di fermare l'eterna giovinezza.”

Daniela Bellotti

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Angoli di luce nella notte, motivi dell’esperienza quotidiana nei gorghi del nulla, la bellezza delle forme che affiorano nell’infinito della dimenticanza, brandelli perfetti di immagini che si levano nel vuoto della mente rappresentano alcuni dei temi pittorici di Patrizia Berardo. Certe opere fanno pensare alla grande lezione di Rembrandt.
I quadri nutrono e affermano la forza della verità, che è esaltata e la staticità delle cose inanimate appare come in attesa, trascorsa da una vita misteriosa. Siamo certamente sull’onda di una produzione che prosegue sulla strada maestra dei classici. Che è la strada più ardua da percorrere perché richiede talento vero ed esercitato, una capacità evoluta di raccontare col colore e col disegno le immagini e le emozioni.
Sono d’effetto le nature morte e gli altri oggetti che balzano come d’improvviso dalla dimensione del negativo e sorprendono per la loro definizione nitida; talvolta i confini degli elementi compositivi danno l’idea d’essere taglienti, incidono il nero compatto della base.
La tematica dell’artista è ricca e varia. Sono frequenti i paesaggi, ora detti in termini accorati, ora liberatori, che rispettano la verità, la quale però non rappresenta alcun ostacolo, non condiziona il dispiegarsi della poesia. La continuità dello stile è subito ravvisabile nella proprietà con la quale l’artista usa i colori, ne sviluppa gli svolgimenti e le mescolanze. Dimostrano bravura certe dissolvenze atmosferiche. Il riferimento è alle velature dei cieli, che riferiscono efficacemente le luci delle stagioni. La primavera inoltrata, ad esempio, reca la piacevolezza policromatica; i colori dominanti hanno i rimbalzi di suggestivi echi nel cielo. La tavolozza ha generalmente toni tendenti all’alto, anche quando la dolcezza invade la mente. Ma i colori possono pure scivolare verso labilità inafferrabili, come allorché ripetono la trasparenza dei recipienti di vetro.
Ogni quadro è un saggio, un’interessante proposta all’attenzione.

Franco Ruinetti
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PATRIZIA BERARDO : SILENZI SEGRETI DI COSE E PAESAGGIO


Escono improvvise da un buio fiammingo . Vibrazioni di luce e di colori , a volte sommessi , rancidi , metafisici a volte implosivi , collassati , umorali . Composizioni che non lasciano transiti di immaginazione ma sembrano vivere sensazioni intense di pagine di diario e di una piccola cronaca famigliare raccontata nel segreto delle cose . Esplorazioni di una realtà in cui sgomita la poesia e , tuttavia , sempre visioni mentali , normalità misteriose senza cedimenti o fughe romantiche : uno sfumato lirismo fatto di soffuse , fredde intensità cromatiche e pulsanti preziosità materiche . Nell’anomalo succedersi e rincorrersi di queste due diverse temperature interne Patrizia Berardo vive la contemporaneità dell’esorcismo evocativo e della presenza della ragione . Lo si vede traguardando certe successioni di blu profondi , abissali in cui lievitano trasparenze vitree , cristalline e volumi perlacei come nei controluce improvvisi che stagliano l’ordinato comporsi degli oggetti in verdi fermi , di palude cui fanno da controcanto i rossi aranciati e caldi di frutti mediterranei , solari o accumulazioni ambragite e tonali in fuga da quinte e oscurità notturne.

Una profonda immersione nel silenzio delle cose , monumentali nella loro ovvieta’ , che rapidamente sfuggono ad un possibile incanto per depositarsi come traccia , come nostalgia , come immagine di ritorno , quasi una “vanitas” del ricordo e della memoria . La lucidità , la pervicace compostezza e successione dei volumi , la rifinita pulizia e rigore formale fanno di ogni opera una acuta osservazione del vero sfuggendo, contemporaneamente , al pericolo dell’aneddoto e dell’aneddotico ed ad una meccanica e fredda riproduzione dell’apparenza e dell’apparire. L’artista vuole e insiste sulla lontananza e sul rifiuto di qualsiasi possibile apparentamento e riporto fotografico . Nulla a che fare con quel realismo freddo , a cui per comodità si e’ agganciato l’aggettivo magico , che vive la sua stagione nella copia conforme del “dopo Ventrone” . Il fare arte di Patrizia conserva , nell’oggi , le radici profonde della storia e della tradizione , ne vive stagioni di emozione riflessa senza , peraltro , accusare sbandamenti né insipide e facili suggestioni di emulsione contemporanea.

Altra storia , invece , quando si incontrano i paesaggi e quelle tecniche cosiddette "minori" ” (gessetto,matita,china,sanguigna) nelle quali appare come la Berardo sia prossima alla perfezione favorendo , al di là dell’immagine , un procedere analitico e di percezione sensibile che va ben oltre la realtà . Su queste strade innevate con le case sole a segnare l’orizzonte , nel bianco ghiacciato e sporco di sentieri verso l’infinito cosi’ come nelle ombre lunghe e l’aria ferma delle estati padane , l’artista dilata le forme del reale sino alle soglie del sogno , un sogno ad occhi aperti sommerso di vita e di ricordo , di fantasia e di memoria . Ma anche cieli trasparenti e teneri dove giocano verdi primaverili , icone di tramonto , cascinali e case di campagna sulle stradine strette e compresse da muretti calcinati e graffiati nel colore dalla pioggia e dal tempo , si fanno presenza tattile e vissuta quasi ad esorcizzare una infanzia irrimediabilmente perduta : fogli d’album di un racconto intimo che prende corpo nell’ aria translucida e magica dell’evento rivissuto . Per non parlare poi di due opere “Dalla modista” , un incantato e metafisico gessetto su carta , e “Interno” , sanguigna di squisita fattura , che mi sembrano poter essere il possibile futuro di questa artista tornata alla pratica pittorica dopo il successo conseguito tra le strette maglie della buona imprenditoria bolognese.

Valerio Grimaldi  - critico e storico d'Arte
Il "mondo piccolo ed antico" di Patrizia Berardo 

La produzione artistica di Patrizia Berardo segna un gradito ritorno ad un mondo piccolo ed 
antico, venato da una delicata sensibilità, piena di sentimenti evocativi, di memorie sfuggenti e di dialoghi intimi,non sopiti,fatti di immagini seducenti dall'incontro del nostro inconscio con 
la "mutevolezza" del tempo della vita.
I soggetti pittorici riproducono soffuse atmosfere di momenti "eterni" del divenire e del rinnovarsi della natura e dei suoi fenomeni più suggestivi: "Nevicata sui colli bolognesi", "Nevicata al passo della Raticosa", " Bosco al tramonto", "Ruscello nel bosco".
Questi ambienti, pieni di luci e di dissolvenze cromatiche, sembrano invitarci al gioco del 
silenzio, quel silenzio che il poeta delle "piccole e piacevoli cose" Guido Gozzano,così ci  
sussurrava :
"Ricordo- o sogno? - un prato di velluto,
ricordo - o sogno? - un cielo che s'annera.....".

La pittura,dunque, si fa idea, si fa pensiero, si fa discorso, si fa comunicazione,si fa silenzio.
Tutto questo con particolare maestria e sicurezza del progetto compositivo e delle tecniche e dei materiali scelti: dalla matita ai pastelli, ai colori a olio, dalle tavole, alle tele e ai cartoncini.
La formazione artistica e la cultura bolognese sono ingredienti importanti e ben miscelati.
Patrizia Berardo ripropone,proprio per questo imprinting antropologico, una lettura dell'opera artistica,quale medium per non sentirsi "complice" di un modernismo sfrenato e consumistico.
Un "modernismo" che limita la creatività e soprattutto la genuinità dei sentimenti.
Patrizia è interprete di piacevoli ritorni: recuperare il mondo delle emozioni, il mondo del sogno, il "mondo piccolo" della reale Natura e delle "nature morte".
Quelle "nature morte" che affascinarono i grandi maestri del '500 e del '600 e che diventano soggetti privilegiati e trasfiguranti "doni augurali"
nell'ideazione dell'artista: "Cesto di arance", "Castagne", "Dalla cantina", "Pere cotogne","Mele invernali", "Pannocchie".
Ancora un richiamo a Gozzano nei "Sonetti del ritorno" :
" Sorde e fredde e buie... Un odor triste
è nell'umile casa centenaria
di cotogna,di muffa,di campestre..."

Nel "mondo piccolo" di Patrizia si diffonde,quindi, un senso di ritorno ad una forma di religiosità, quasi lucreziana, della Natura; una sorta di forza vitale che ci aiuta a non dimenticare le nostre radici e la nostra identità umana e sociale.

Franchino Falsetti -Critico d'Arte
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Patrizia Berardo mette in mostra lavori che abbracciano per certi versi l'intero percorso grafico pittorico e la sua maturazione artistica, che va dalla ricerca di una propria personalità di artista, fino ad affermarsi, dopo il conseguimento del diploma presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna sul finire degli anni sessanta, nel vasto firmamento della pittura e della grafica di tipo universale, con uno stile e una identità assolutamente distintivi e accattivanti: dalle nature morte, raffiguranti fiori, frutti, bottiglie, bicchieri, brocche, all'ambiente circostante, fra natura e paesaggi, quasi sempre cari alla pittrice. 
Ed ecco rincorrersi nella mente di Patrizia Berardo i soggiorni estivi nella campagna modenese quando, ancora fanciulla, andava a villeggiare dai nonni, fra "sovrumani silenzi e profondissima quiete" per dirla con versi leopardiani. 
Soggiorni che allora le hanno fatto apprezzare i colori dell'estate infuocata, le brume mattutine, i profumi dei fiori, dei frutti e della terra e che oggi le hanno segnato non poco l'anima d'artista, facendola crescere artisticamente e avvicinare sempre più a quella maturità tanto cara ai pittori. 
Trasportata quasi in maniera trascendente sulle ali delle nostalgie e di malinconie per il tempo andato, ma ancor di più intrigata interiormente da idealismi, forse un po' anacronistici, che la portano a concepire la pittura solo con l'antica genuinità, quella cioè fatta di ambienti bucolici ammantati da una atmosfera di pace, poesia e serenità, fra oggetti e prodotti della natura, in un trionfo di armonie cromatiche, Patrizia Berardo oggi esegue magistralmente e con tanto amore le proprie composizioni e i propri soggetti su qualsivoglia superficie: tele, tavole, cartoncini sia usando colori a olio, che matite o pastelli. 
Soggetti pittorici dai tratti puliti e dalle pennellate chiare o sfocate, luminosi e solari, in un tripudio di colori di una primavera nel suo massimo fulgore, fra essi: "Cascinale al Monte delle Formiche", "Meriggio", "La contrada". E ancora, opere che evidenziano altri aspetti naturalistici e atmosferici come "Nevicata sui colli bolognesi" e "Nevicata al passo della Raticosa", dove gli elementi presenti nel quadro sono avvolti dal delicato grigiore delle nebbie, fra cieli cerueli solcati di azzurro tramonti rossi fuoco, e ovattati dal bianco candore della neve. 
Sulla tematica delle quattro stagioni, con le loro albe e i tramonti, dai diversi colori, fra elementi di cui si compone la natura: aria, acqua, fuoco, terra, sono anche: "Bosco al tramonto", "Ruscello nel bosco", Il pescatore", "Scogli", "Marina", "Palude"", "Paesaggio", "Albero". 
Dai quadri luminosi e solari alle tele dai colori cupi e tetri, che tanto ricordano i manierismi caravaggeschi e le nature morte (anticamente chiamate "Xenia") dei grandi pittori del XVI/XVII secolo, come: "Cesto di arance", "La cantina", "Castagne" , "Pere cotogne", "Cesto del contadino con brocca", "Mele invernali". 
Patrizia Berardo è nata a San Lazzaro di Savena (BO). Negli anni successivi al conseguimento del diploma all'Accademia di Belle Arti, Patrizia frequenta con passione gruppi di restauro e prende parte ad interventi di recupero opere d'arte: madonne, santi, angeli in chiese e oratori del Piemonte e
della Lombardia. 
Abbandonato questo impegno dovendo occuparsi del quotidiano lavoro, Patrizia coltiva ben presto un altro hobby colturale e storico quello cioè per l'archeologia, partecipando a diverse campagne di scavo. 
Ma senza mai rinunciare al suo primo amore, quello per la pittura e la grafica, che la accompagna da sempre: ieri come oggi, oggi come ieri. 
Cosa dire ancora di Patrizia Berardo, è un'artista "libera da complicazioni, che cerca di rifuggire dalle usurate concezioni modernistiche che negli ultimi tempi hanno invaso il mondo artistico a tutti i livelli: creando solo un fatto di moda e lasciando solo, a suo dire, cose di cattivo gusto".
Le prerogative della sua pittura, riuscire a far trasparire nelle sue opere immagini seducenti, armoniose e leggiadre, reali o "morte" che siano, di un mondo di ieri o di oggi non importa. 
Ciò che importa per Patrizia è che il suo mondo così come quello di tutta l'umanità, sia ricco di pace, felicità, e di quei veri valori universali, così vitali per la coesistenza dell'uomo. Particolarmente apprezzati, i lavori di Patrizia Berardo, che vanta al suo attivo innumerevoli "vernici", fra personali e 
collettive, in diverse località italiane e non solo, fanno oggi bella mostra di sé in sale, saloni e salotti di molti privati collezionisti.

Giuliano Serra  - Giornalista
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Nei quadri di Patrizia Berardo non esiste il senso della futilità o dell’inutilità. Una forza interiore permea e sintetizza le composizioni, equilibrate e vibranti per l’altezza ideale che le anima, per l’energia delle sensazioni e delle suggestioni.
Si sa quanto sia difficile la tecnica pittorica di dipingere con colori trasparenti . Quando il pennello scivola sulla tela percorre un itinerario definitivo che non consente modifica. Occorre che la mano dell’artista sia lieve come quella di un chirurgo e che l’occhio concentri la visione dell’oggetto in ogni particolare senza rifrazioni e sfumature, come l’obiettivo della macchina da presa.
Patrizia Berardo ha l’occhio preciso che conserva l’immagine al momento preciso e il pennello lieve, senza sbavature, rapido e deciso, che la rende senza esitazioni. Oltre alla nitidezza del colore, al di là della precisione dei rapporti cromatici, c’è un sottofondo, come di basso continuo musicale, su cui è modulata la partitura che struttura l’immagine. 
E’ la nebbia densa della pianura emiliana che avvolge le case, le campagne che Patrizia Berardo frequenta: quei rosa e quei rossi , quei verdi e quegli azzurri limpidi o attenuati dal velo sottile, biancastro più che grigio, dell’aria attorno. 
I personaggi, siano essi monumenti o trionfi di frutta diventano i protagonisti della composizione, con un lirismo più intenso dai toni omogenei e compatti.
Un lirismo sommesso e cauto, senza troppi abbandoni a indulgenze, malinconico, come se cercasse nei vecchi cascinali, nei vecchi oggetto segnati dal tempo, una rispondenza affettuosa e una assicurazione che gli uomini di oggi difficilmente concedono. 
Forse per tale motivo da questi oli di vita vissuta, l’uomo è assente, estromesso come personaggio, al fine di lasciare libero il contatto diretto con le cose della vita e della storia e instaurare un colloquio luminoso, sicuro, in mezzo all’inferno dell’esistenza tecnologica toccata alla nostra non felice generazione

Orio Zaneri - Critico d'Arte

Incontro con il Maestro


Piacevole è l'incontro con la pittura di Patrizia Berardo.
E' un'artista libera dalle ormai solite e usurate voglie modernistiche e concettuali che hanno caratterizzato ed invaso il mondo artistico a tutti i livelli, diventando, in taluni casi, solo un fatto di moda e di cattivo gusto. Guardando i suoi quadri l'occhio riposa e la mente pensa alle cose gentili e buone.
Le prerogative della sua pittura sono il gusto della composizione, la chiarezza e la purezza delle immagini sapientemente costruite con toni delicatamente velati di colore che riescono a darci la giusta dimensione della bravura e della sensibilità dell'artista.
La sua colorazione accarezza le forme, non solo rendendole preziose, ma comunicante al riguardante il godimento degli accordi cromatici armoniosi per timbro e tonalità. Lavori fatti con cura con un senso di solida costruzione plastica.
Essa riesce a far trasparire dalle proprie tele immagini seducenti, ricche di una felice ed umana interpretazione di una realtà vera, carica di tutti i suoi valori liricamente umani e per questo universali.
La sua pittura è caratterizzata da tutto ciò, dai suoi tenui e suadenti colori, per raccontarci nel tempo le cose vive e vere di ieri, di oggi che sempre hanno fatto e faranno parte della nostra esistenza.
Dalle parole di W. Fanlkuer, "scopo di ogni artista è arrestare il movimento che è vita e tenerlo fermo ma in una maniera tale che cent'anni dopo, quando un estraneo lo guarderà, torni a muoversi perché è vita".
La pittura di Patrizia è genuina e possiede un linguaggio che svela i suoi concreti segreti, solo apparentemente semplici.

Walter Grasso  - Maestro di Pittura
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Sensibilità, senso profondo e vivo del colore e della prospettiva, una vera "poesia" scritta sapientemente dai pennelli di Patrizia Berardo

Cesare Bianchi - Giornalista/Critico d'Arte
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Il mondo pittorico di Patrizia - lontano dalla tentazione degli "isterismi di moda per essere alla moda" si pone come una sorta di passaggio tra "passato e presente", che neppure le tante agitate "mode oggi imperanti" nel settore possono scalfire, perché in esso, non viene mai disatteso il principio della ricerca "dentro le cose", così come viene mai meno la valenza della tecnica pittorica che le costruisce.
Le composizioni di Patrizia - realizzate tramite la proposta di oggetti, frutta, ecc. - pur ritrovandosi immobili in un apparente fissità simbolico-naturalistica, racchiudono in loro quel misterioso scorrere del tempo-vita che vede, proprio grazie alla sensibilità della loro creatrice, questi semplici "oggetti e cose",
divenire una presenza che scandisce i ritmi della nostra quotidianità dentro un sottile gioco di complici ed attivi spazi temporali, che rendono meno inquieta la nostra esistenza

Massimo La Grasta - Critico d'Arte